Seconda guerra mondiale: la corazzata tedesca Tirpitz

DAL LIBRO “GRANDI BATTAGLIE – Vol. III”
Eliano Bellanova – L’Araba Fenice Edizioni Magna Grecia

Prima Parte

La corazzata tedesca Tirpitz appartiene alla Classe Bismrck.

Il Governo tedesco ne ordina la costruzione il 14 giugno 1936.
Impostata il 24 ottobre 1936, è messa in cantiere dal Marinewerft di Wilhelmshaven, dove avviene il varo il 1° aprile 1939, quando la Seconda Guerra Mondiale è alle porte.
La nave passa poco dopo in armamento per entrare in servizio il 25 febbraio 1941 nelle file della Kriegsmarine.
Gemella della Bismarck, la Tirpitz reca il nome del celebre Ammiraglio della Prima Guerra Mondiale.
Il suo dislocamento è di 42.900 tonnellate nette, mentre raggiunge le 52.600 tonnellate a pieno carico.
Lunga complessivamente 253,60 metri, raggiunge i 241 metri sulla linea di emersione. È larga 36 metri e pesca per 8,7 metri in stazza netta e 10,2 a pieno carico.
L’apparato motore consta di 12 caldaie del tipo Wagner con tre assi di elica per la potenza di 138 mila HP.
Supera di poco i 30 nodi di velocità e vanta un’autonomia di 17.200 km a 16 nodi.
La Tirpitz imbarca 2.608 uomini di equipaggio, compresi 103 Ufficiali.

L’armamento consta di:
8 cannoni da 380 mm (montati su 4 torri binate);
12 da 150 mm (montati su 6 torri binate):
16 da 105 mm (montati su 8 torri binate);
16 da 37 mm (su 8 affusti binati);
46 da 20 mm, in funzione essenzialmente antiaerea;
8 tubi lanciasiluri da 533 mm.

La corazzatura è simile a quella della Bismarck: protezione verticale da 32 cm, orizzontale da 50/80 mm, mentre le torri sono protette da 34 cm di acciaio temprato.
La corazzata è fornita inoltre di 2 catapulte per 4 idrovolanti Arado Ar 196.
Sarà quasi sempre ospite dei mari del Nord, che le varranno il soprannome di conio norvegese di “Den ensomme Nordens Dronning”, ovvero “la solitaria Regina dei mari del Nord”.
Insieme con la Bismarck la Tirpitz è l’orgoglio della Marina germanica e impersona il desiderio di rivincita successivo a Versailles.
Abbandonando la teoria delle corazzate della classe Scharnhorst-Gneisenau, delle corazzata tascabili tipo Graf Von Spee, Bismarck e Tirpitz sono corazzate in piena regola, che non hanno nulla da invidiare alle concorrenti delle altre potenze mondiali.
Modernissime e tecnicamente all’avanguardia, esse incuteranno timore nella Marina britannica, che non dovrà fare i conti solo con la poderosa Flotta sottomarina nemica, ma anche con imponenti navi di superficie che sfideranno nevischi, iceberg e montagne ghiacciate che fanno da contorno triste e desolato al Circolo Polare Artico.
La Tirpitz, in particolare, diverrà una fortezza galleggiante, che sarà sottoposta sovente alle carezze della Royal Air Force, che con bombardieri e siluranti tenterà a più riprese di demolire il terribile mostro galleggiante che si aggirerà, guardingo e spesso solitario, nelle brume misteriose dell’Emisfero Settentrionale.

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Seconda Parte

Il ruolo di “fleet in being”, ovvero di fortezza galleggiante che impegni il maggior numero possibile di Forze nemiche, dovrà essere assolto dalla Tirpitz, che fungerà da temibile spauracchio.
Il nome conferitole dai norvegesi di “Den ensomme Nordens Dronning” rispecchia pienamente le caratteristiche della corazzata.
Intitolata ad Alfred Von Tirpitz, celebre Ammiraglio della Kaiserliche Marine nella Prima Guerra Mondiale, ha per madrina Frau Von Hassel, figlia dello stesso Comandante.
Il suo destino sembra segnato fin dai primi mesi di guerra, allorché è attaccata a più riprese dalla Royal Air Force. Nei mesi che corrono dal luglio 1940 al febbraio 1941 subisce infatti sedici incursioni nemiche, riuscendo a scampare miracolosamente e riportando danni trascurabili e facilmente riparabili.
Il 25 febbraio 1941 inizia la sua attività di servizio nelle file della Marina Germanica.
Il suo primo Comandante è il Capitano di Vascello Friedrich Karl Topp.
Il suo primo teatro operativo è il Mar Baltico per poi essere trasferita in Norvegia, a seguito dello scioglimento della Flotta del Baltico. Arriverà a Trondheim il 12 gennaio 1942. Il suo compito consiste nell’intercettazione dei convogli alleati diretti verso l’Unione Sovietica.
Il 6 marzo successivo è già in azione contro il “Convoglio PQ-12” (Operazione Sportpalast). Il mare è turbato e le condizioni atmosferiche sono proibitive. L’incursione fallisce. Nella zona è di scena la portaerei inglese Victorious, dal cui ponte si involano dodici aerosiluranti, che, a loro volta, mancano il bersaglio. Rientrano alla base in dieci, in quanto due sono abbattuti dalla contraerea nemica.
L’Ammiragliato tedesco è deluso e deve registrare l’esagerato consumo (fra Tirpitz e navi di scorta) di ben 8.150 tonnellate di nafta, cosa che preoccupa e sbalordisce Raeder e Hitler in persona.
Il dispendio di carburante in cifre così iperboliche non è sostenibile dalla Germania, che è costretta optare per soluzione alternative (aerosiluranti e sommergibili).
Rientrata e ancorata a Trondheim, la corazzata è attaccata da reiterate incursioni da parte dei bombardieri Lancaster e Halifax (aerei a lunga autonomia).
Gli attacchi non sortiscono alcun effetto concreto, poiché la Tirpitz è resa invisibile dalle brume nebbiose e dalla cortina fumogena. Dodici aerei nemici sono abbattuti e raggiungono gli avidi dei nibelungici che aprono le fauci fameliche. Anche gli dei hanno fame: quanto sono simili agli uomini!
Churchill è deluso e tuona ai Comuni la necessità di distruggere la Tirpitz.
Invece il luglio seguente la corazzata tedesca prende il mare per intercettare il “Convoglio PQ-17” (denominazione in codice “Operazione Rosselsprung). Le condizioni del mare sono impossibili e la pioggia cade copiosa mentre il vento spira da nord implacabile. Il convoglio sfugge alla Tirpitz, mentre il sommergibile russo K 21 riesce a lanciare contro la Tirpitz da distanza balistica, mancando di poco il bersaglio e sollevando giganteschi spruzzi contro la cintura corazzata.
Rientrata a Trondheim, la nave è sottoposta a revisione e manutenzione ordinaria e straordinaria.
Dal 26 al 30 ottobre 1942 gli Inglesi tentano di sottoporla alle carezze dei sommergibili tascabili della Classe Chariot (sul modello dei MAS italiani e dell’impresa dei “Maiali” ad Alessandria d’Egitto). È l’Operazione Title.
La missione sembra sul punto di riuscire, in quanto il peschereccio inglese Arthur (che imbarca un equipaggio norvegese), riesce a condurre fino all’ingresso del fiordo di Trondheim due Chariot e sei palombari inglesi.
I minisommergibili Chariot sono agganciati all’Arthur a mezzo di speciali cavi per consentire al peschereccio il loro rimorchio a pelo d’acqua.
A circa 5 miglia dalla nave germanica si scatena un’imprevista tempesta che provoca la rottura dei cavi che assicurano il rimorchio. I minisommergibili, sballottati dalle onde, non reggono il mare e affondano.
Una parte dell’equipaggio cade prigioniero dei tedeschi, che, intanto, si erano allertati. Un’altra parte dell’equipaggio riesce miracolosamente a trarsi in salvo.
Il successivo 6 marzo 1943, allorquando le sorti della guerra incominciano a volgere nettamente dalla parte degli Alleati, ha luogo l’Operazione Zitronella. In coppia con l’incrociatore Scharnhorst la Tirpitz prende il mare. Le navi, coadiuvate da 10 cacciatorpediniere di scorta, sottopongono a bombardamento le difese costiere britanniche dell’isola di Spitzbergen, dove è allocata un’importante stazione meteorologica.
Gli attacchi si susseguono a più riprese e arrecano danni considerevoli, mentre gli aerei britannici non riescono a penetrare il ponte corazzato della Tirpitz, che dall’evento bellico esce praticamente indenne. L’Ammiragliato britannico desume che gli attacchi aerei non possano arrecare danni vitali alla supercorazzata.
Dopo tale missione la Tirpitz guadagna il Kaafjord, un ramo dell’Altenfjord e si sottopone ai rituali lavori di manutenzione.
La “parola” passerà ai Battelli X, che tenteranno di trasferire la Tirpitz nella categoria degli invalidi permanenti e non certo per percepire una discreta pensione e l’assegno di accompagnamento, ma per tradurla nell’intorpidimento o ridurla all’inazione.
L’Ammiragliato inglese parte da condizioni di grande riflessione, non commette il reato di presunzione, sebbene le unità di superficie tedesche si siano assottigliate, e assolverà il compito con meticolosa ostinatezza e modestia: “Prima commendatio proficiscitur a modestia” (la prima raccomandazione è la modestia – Cicerone).

Grande Battaglia

Terza Parte

Operazione Source

La Tirpitz è per la Royal Navy un cliente difficile e capriccioso. Sfida i ghiacci perenni, le cangianti correnti dei mari nordici, gli attacchi aerei della Royal Air Force ed emerge dalle onde come un naufrago che le forze marine respingono dall’inferno, come se non volessero un concorrente così molesto nell’aldilà.
Il mostro galleggiante tra i fiordi della Norvegia è divenuto un incubo per gli Alleati e Churchill partecipa le sue lamentele ai Ministri e al Parlamento inglese.
“Delenda Tirpitz” – è un’ossessione che evoca Catone il Censore, che concludeva i suoi discorsi con la celebre asserzione “Delenda Carthago”.
E siccome la storia vive di corsi e ricorsi, di incredibili nemesi e di lezioni di ripetizione come per uno studente riottoso e ribelle all’insegnamento – il “delenda Tirpitz” diviene un imperativo categorico per gli Inglesi, che devono spesso i loro successi alla caparbietà e all’ostinatezza.
Il mese di settembre 1943 si apre con la resa dell’Italia, che nel teatro operativo del Mediterraneo ha assunto le vesti di “ventre molle” e di vittima sacrificale, malgrado l’impegno tedesco in Nord-Africa con il celebre Afrika Korps di Erwin Rommel, che si guadagna la palma di grande combattente ed il titolo non solo onorifico di “Volpe del Deserto”, con cui il Brigatiere Generale Desmond Young lo consegnerà ai posteri nella sua celebre opera.
Come nell’attacco ad Alessandria d’Egitto gli italiani avevano saputo rendere la pariglia all’attacco a Taranto e con un’economia di forze che destò meraviglia e stupore nei Comandi Alleati, così la Marina britannica tenterà di spedire nei fondali limacciosi del Nord la temibile Tirpitz.
I Comandi tedeschi sono a conoscenza delle intenzioni del nemico, poiché lo spionaggio funziona ancora bene. Per contro, dei movimenti della Tirpitz sono a conoscenza spesso anche gli Inglesi. La Norvegia è terra di spie, di traditori e di doppiogiochisti, che traggono origine dall’epoca napoleonica, allorquando il Conte Bernadotte dimostrò un incredibile “trasformismo” e la propensione a tradire, al punto che la sua fama poco encomiabile resse per circa 140 anni e fu solo oscurata dal collaborazionista Quisling nella Seconda Guerra Mondiale, a cui fu consegnata l’eredità del tradimento, in una sinonimia consegnata ai posteri.
Il livido mese della resa dell’Italia e dell’inaugurazione di quella guerra civile che sconvolse la penisola centro-settentrionale, in un avvincente e temerario duello fra repubblichini e resistenti, rappresenta per l’Ammiragliato inglese il varo dell’Operazione Source, ovvero dell’impiego dei minisommergibili della Classe X contro il “tirannosauro”, che si aggira guardingo nella frastagliata costa norvegese.
Sei battelli sono legati in traino ai sommergibili-madre fino all’Altenfjord.
Il tragitto è irto di difficoltà, per cui due si perdono per “strada”, mentre un altro (X 5) riporta gravi danni e deve essere affondato.
Il 22 settembre i tre sommergibili sopravvissuti sono in vista del fiordo di Alta. La saga del mare non è terminata e, infatti, l’X 10, per improvvisi guasti alle motrici, deve abbandonare il teatro per essere assicurato al sommergibile-madre.
Il Tenente di Vascello Donald Cameron, che guida l’X 6, è il primo ad avvicinarsi alla Tirpitz, favorito da un varco presente nella rete para-siluri, che funge da protezione alla corazzata.
E siccome la Tirpitz non è la sola nemica in agguato nelle brume che investono il Circolo Polare Artico e declinano verso Sud, un banco di sabbia frena il piccolo battello e lo obbliga ad emergere, sia pure fugacemente, dal mare. I tedeschi fanno buona guardia e l’imprevisto movimento non sfugge alle vedette. Entra in azione l’armamento minore e mitragliatrici e piccoli cannoni tempestano il mare, che diviene tutto d’un tratto di fuoco.
Cameron è un valoroso uomo di mare, che ha compiuto mesi di allenamento per compiere la missione. Riesce a liberare due cariche esplosive, che, però, finiscono più in là dello scafo della corazzata.
A questo punto emergono dalle acque lo stesso Cameron e i tre compagni di “crociera”, che cadono prigionieri.
Cameron e “soci” sono condotti a bordo della Tirpitz per subire il supplizio dell’interrogatorio di Kapitän Meyer, Comandante dell’unità germanica.
L’ordine di chiudere i compartimenti stagni è immediato, mentre i sommozzatori sono inviati ad esaminare la carena. Poco dopo Meyer ordina di levare l’ancora per allontanarsi dal luogo pericoloso, perché se le mine non fossero state applicate alla carena, sarebbero potute essere collocate nei pressi.
Intanto la scena non è finita e dà luogo al secondo atto della tragedia. L’X 7 del Tenente di Vascello Basil Place, che si era aperto a sua volta un varco nelle reti parasiluri, si era avvicinato alla corazzata consentendo il deposito di due cariche di dinamite ad alto potenziale.
Rimasto impigliato nella rete parasiluri, Basil Place è costretto a compiere sforzi sovrumani per liberarsi. Riuscito nell’intento, deve riemergere, ma una tempesta di proiettili gli dà il benvenuto, ed il battello, liberato dalle arpie del mare, sfugge per poco al nemico. Due uomini riescono a lanciarsi in mare per essere presi prigionieri: uno di loro è Basil Place.
Un Comandante tedesco, che conosce perfettamente l’inglese, gli rivolge le domande rituali. È scena muta. Solo gli sguardi non dissimulati all’orologio costituiscono presagio di momenti funesti.
La Tirpitz intanto ha le macchine a pressione e si libera lentamente della zona delle insidie.
Ha percorso pochi metri quando due violente esplosioni scuotono per tutti i 232 metri la nave e colpiscono anche il battello X 7, che è emerso dalle acque limacciose e inquinate di carburante. Affonderà trascinando nei fondali i due altri componenti dell’equipaggio rimasti a bordo.
La Tirpitz non è colpita nei suoi punti vitali. La parte corazzata è salva, ma i danni sono gravi: l’impianto elettrico va in tilt, le quattro torri da 380 mm abbandonano la base, un cannone da 150 mm si incastra ed è inutilizzabile, la direzione di tiro è compromessa, la turbina di babordo è danneggiata, mentre lo scafo presenta varie falle.
Tuttavia i compartimenti stagni hanno retto e la Tirpitz resta a galla.
Il Comandante Meyer chiama a rapporto i tecnici e chiede lumi sui danni. Riacquisita una certa tranquillità, riceve i marinai inglesi per rivolgergli il personale elogio: “Siete dei valorosi, mi complimento e vi saluto”.
I prigionieri saranno trasferiti in un campo di prigionia, convinti di non avere arrecato danni considerevoli all’unità tedesca.
In effetti la nave ha subito danni tali da non poter più tornare agli antichi splendori. Alcune parti vitali sono menomate, l’apparato di governo è problematico, per cui non potrà mai più raggiungere la velocità massima.
Fino alla primavera del 1944 la Tirpitz resterà in arsenale per le riparazioni, che non riescono, tuttavia, a restituirle la sua integrità.
Cameron e Place sono insigniti della Victoria Cross, mentre agli altri membri dell’equipaggio sono destinate tre Disinguished Service Order e una Conspicuous Gallantry Medal.
Intanto il teatro bellico assiste a importanti cambiamenti, che interessano tutto lo scacchiere operativo. Gli Alleati sono sbarcati ad Anzio. I russi avanzano in Oriente e investono la Romania, sfoggiando sotto gli ordini di Zukov e Konev il più imponente e agguerrito Esercito che la storia ricordi. Gli anglo-americani preparano l’Operazione Overlord e inondano di spie l’intera Francia, mentre scomodano la poesia di Paul Verlaine per scatenare l’apocalisse con i… singhiozzi d’autunno. Le battaglie navali nel Pacifico volgono a favore degli statunitensi e Nimitz e Mc Arthur guardano con fiducia al futuro, ad onta del loro mal celato antagonismo, mentre la casta militare nipponica mostra crepe che si riveleranno fatali.
Hitler continua ad accusare le navi di superficie di essere utili solo come “ferro vecchio”, approfondendo il solco con i militari, non pochi dei quali saranno i congiurati del 20 luglio 1944 e incrementa le sue schizofreniche evoluzioni. … vis veneni ferrum quoque exurit (la potenza di tale veleno corrode perfino il ferro).
La malconcia Tirpitz si lecca le ferite… in attesa del peggio, che verrà con l’Operazione Tungsten, nella quale assumeranno un ruolo di primaria importanza le portaerei Victorious e Furious, con i loro “Barracuda”.

Quarta Parte

Operazione Tungsten

La Tirpitz è malconcia e dovrà rimanere in arsenale fino all’aprile successivo.
Messa a rimorchio, sarà trascinata fino al Kaafjiord, che è un fiordo ubicato nei pressi dell’Altenfjord.
Per timore che gli attacchi aerei britannici interrompano i lavori di riparazione (per quel che fosse possibile, considerato che la corazzata non sarebbe mai potuta tornare agli antichi splendori), la costa è munita di una serie di batterie antiaeree e di un sistema fumogeno che consenta di avvolgerla, al momento opportuno, in una nube impenetrabile.
Il fiordo norvegese non dispone di strutture idonee ad albergare una nave pesante, sicché le riparazioni dovranno essere compiute al largo.
Ingegneri navali, tecnici ed operai specializzati accorrono dalla Germania per procedere alle riparazioni.
Le condizioni del mare rendono problematici i lavori.
Poco dopo, l’11 febbraio 1944, 15 bombardieri sovietici provenienti dalla base di Arcangelo si dirigono verso l’Altenfjord al fine di attaccare la nave in riparazione. Le condizioni atmosferiche proibitive impediscono di coronare con il successo l’incursione: 11 aerei non trovano il fiordo, mentre 4 giungono presso il bersaglio, mancandolo completamente per la nutrita risposta contraerea e per l’elevazione della cortina fumogena.
Dopo i “buchi nell’acqua”, la Royal Navy dà il via ad un piano di attacco, che è curato minuziosamente. I bombardieri in picchiata basati sulle portaerei avrebbero proceduto ad un attacco massiccio contro la corazzata tedesca: è l’Operazione Tungsten.
Il 3 aprile la Tirpitz, tolti gli ormeggi, è messa a rimorchio verso l’Altenfjord per essere sottoposta successivamente ad una serie di prove in mare. Reca le evidenti ferite riportate nei combattimenti, a cui non è stato possibile porre completamente riparo. Sembra un guerriero impavido segnato dalle battaglie e che sfida i ghiacci perenni della parte estrema dell’emisfero settentrionale.
La Tirpitz è una delle poche unità di superficie superstiti, ma assolve ancora la sua funzione di spauracchio, per cui si decide di mobilitare una notevole quantità di mezzi aeronavali per eliminarla dalla competizione, che volge inesorabilmente dalla parte degli Alleati.

Nell’Operazione Tungsten sono impiegati le portaerei Victorious e Furious, le navi da battaglia Duke of York e Anson, 14 incrociatori e cacciatorpediniere, a cui si aggiungono 4 mini-portaerei.
Queste unità prendono il mare mentre è sul punto di partire il Convoglio JW-58, che consta di 48 mercantili che imbarcano merce destinata al teatro operativo sovietico. I Comandi britannici decidono di schierare le navi da guerra fra il convoglio e il nemico.
L’Ammiraglio Fraser ha usufruito del perfetto funzionamento del Servizio Segreto, che ha informato l’Intelligence britannica, con ottima approssimazione, di tutti i movimenti dell’unità tedesca, che, presumibilmente, avrebbe tagliato la rotta al convoglio alleato.
Il 3 aprile ha luogo infatti l’Operazione Tungsten.
Dalle portaerei si involano 42 bombardieri del tipo Fairey Barracuda, coadiuvati dai caccia di scorta del tipo Corsair, Hellcat e Wildcat.
L’attacco avviene in due ondate, durante le quali ben 15 bombe da 500 chilogrammi colpiscono la Tirpitz. Una parte (7 bombe) esplode sul ponte corazzato e nei pressi delle torrette. Le rimanenti, però, bucano il ponte ed esplodono nei compartimenti stagni: 122 sono i morti e 316 i feriti, fra i quali ben 48 soccomberanno successivamente.
Un incendio è domato a stento e la nave sembra perduta. In effetti i danni riportati non sono gravi, mentre due Barracuda e un Hellcat raggiungono i fondali marini.
Particolarmente infruttuosa si rivelerà la seconda incursione, che sarà accolta da un fitto fuoco contraereo e dalle cortine fumogene, che non consentiranno di individuare il bersaglio.
La Tirpitz è in condizioni di tenere il mare e resta a galla, non avendo subito alcun danno sotto la linea di immersione.
Le programmate missioni delle portaerei inglesi per il 24 aprile, il 15 maggio e il 28 maggio sono annullate a causa delle condizioni atmosferiche proibitive.
Il successivo 17 luglio è in programma l’Operazione in codice Mascot, ma il controspionaggio tedesco ha funzionato alla perfezione, sicché i Barracuda troveranno la nave ben protetta dalle pentole fumogene che la renderanno invisibile.
Il 24 agosto ha luogo l’Operazione Goodwood III, che ascrive a suo svantaggio il totale fallimento. Due bombe giungono tuttavia a bersaglio: la prima presso la torre n. 2, a cui non arreca danni di rilievo; la seconda penetra due ponti senza esplodere.
I danni riportati dalla nave sono complessivamente poco rilevanti, ma servono a rallentare i lavori di riparazione.
Da parte inglese si è rilevato che la nave germanica gode di una corazza impenetrabile per ben 187 metri, mentre le rimanenti parti (prua e poppa) sono alleggerite per consentire la navigazione. Inoltre colpire la nave a prua e poppa non sarebbe stato produttivo, a causa della intricata serie di compartimenti stagni di cui è dotata.
In considerazione di queste caratteristiche tecniche, che ne fanno un modello di arte navale per l’epoca, si deciderà di attaccare la Tirpitz con i bombardieri pesanti Lancaster, che imbarcano le bombe Tallboy, pesanti ben 5.400 chilogrammi.
L’Operazione ha luogo il 27 settembre. Ben 16 bombe sono scagliate contro il bersaglio, ma solo una colpisce la nave penetrando il ponte e la parte laterale, per terminare la sua corsa esplodendo in mare con la conseguenza di deformare la prua.
La corazzata non può tenere il mare per compiere il tragitto che la conduca in Germania, dove sarebbe potuta entrare in bacino per essere riparata efficacemente. Per questo il Comandante supremo della Kriegsmarine, Karl Dönitz, ordina di condurla in acque basse, nelle quali, in caso di attacco, non sarebbe stata affondata proprio per i bassi fondali. Sarebbe stato agevole recuperarla e riutilizzarla almeno come fortezza galleggiante.
A causa dei danni riportati la nave, che ha perso le coordinate che le consentano la corretta tenuta del mare, alla velocità ridotta di circa 10 nodi raggiunge Sørbotn, vicino a Tromsø, dove, ripercorrendo la “gloria” della nave italiana Sangiorgio in Libia, avrebbe dovuto svolgere la funzione di batteria costiera e di fortezza galleggiante.
Il Comandante Weber può comunicare la riuscita della missione al Grande Ammiraglio, che tira un sospiro di sollievo.
Il fattore negativo è costituito dal fatto che, essendo a poco più di cento miglia dalle basi inglesi, sarà a portata delle incursioni dei Lancaster, che possono coprire agevolmente il viaggio di andata e ritorno.
La RAF opta inoltre per l’alleggerimento degli aerei, a favore di serbatoi più capienti, che permettano una maggiore autonomia, e di motori più potenti per una più elevata velocità.
La Norvegia è terra di brume impenetrabili e il sole fa capolino di rado, disturbato da nubi spesse e impertinenti e capricciose.
L’ottobre 1944 è un mese terribile per la Wermacht e per una Germania ancora scossa dall’attentato al Nido d’Aquila del 20 luglio, dal quale Hitler era miracolosamente scampato.
Il mese di novembre i Sovietici avanzano a tappe forzate verso la linea dell’Oder e le difese tedesche si rivelano inadeguate nel contenimento nemico. Migliore sorte non hanno le Armate germaniche in Francia, dove gli Alleati si approssimano alle Ardenne.
Proprio il mese dei morti rappresenta per la Tirpitz l’appuntamento con l’apocalisse e gli “inferni dei”.
È l’Operazione Catechism…
Il 12 novembre 31 Lancaster attaccano dal cielo la corazzata germanica, poco dopo che Weber ha chiamato invano e disperatamente in soccorso i Messerschmitt, che sembrano essere in crociera di vacanza.
Le bombe Tallboy di ben 6 tonnellate saranno protagoniste… anche perché le pentole fumogene non sono state ancora disposte. Il cielo è limpido e il bersaglio ben visibile. Inoltre i Lancaster (che sganciano da ben 4 mila metri di quota) non sono alla portata della contraerea.
Il Comandante Weber non è certo un pavido e manda tempestivamente gli uomini al posto di combattimento generale.
Di lì a poco 29 Tallboy oscureranno il cielo come le frecce persiane alle Termopili e tre giungeranno a segno. Il ponte corazzato è perforato al centro, due caldaie e una sala macchine sono in fiamme, mentre uno squarcio di ben 14 metri apre la nave al poco gradito ospite che si chiama mare.
L’unità si inclina lentamente, mentre salta in aria la torre n. 3.
La Tirpitz è un rogo funebre di lamiere contorte. Lo spettacolo dei feriti e morti è raccapricciante. Molti sono stati sbalzati direttamente in mare dal posto di combattimento.
Affondamento TirpitzLa nave, come un mostro che si contorce e si difende dagli squali che lo hanno assalito, si capovolge in un movimento che trasforma il tetto in pavimento e questo in tetto, inducendo negli uomini ancora a bordo la beffa di un universo capovolto.
Le tre eliche gigantesche e la carena pitturata color ruggine mostrano ancora la loro potenza nelle acque di fuoco e di fumi.
La chiglia sarà ancora visibile, mentre dei 1.700 uomini dell’equipaggio ben 1.058 (compresi 87 uomini, salvati in extremis dalle squadre di salvataggio che riescono ad aprirsi alcuni varchi con la fiamma ossidrica attraverso la chiglia) abbandonano la terra per il paradiso dei mari.
Il Capitano di Vascello Weber, dopo averli guidati in mare, li conduce nel Niflheim, ossia nel regno dei morti delle antiche deità nordiche, avide di ospiti ed eroi.
I superstiti saranno inviati a combattere nella Wermacht, trasformandosi in soldati di terra, dove l’odore del mare sarà sostituito da quello delle polveri da sparo.
In sostanza, con la scomparsa della Tirpitz la Kriegsmarine, relativamente alle navi di superficie, non è più, essendosi sacrificata sull’altare di una potenza che ha più volte sconvolto il mondo.
Nel 1945 le ostilità cessano e lo scafo della Tirpitz è venduto alla Norvegia per essere demolito dal 1948 al 1957.
A memoria della Tirpitz sorge un monumento (costituito da una parte della murata della corazzata e da una targa-ricordo) a Sørbotn, nella penisola di Håkøya, nei pressi del fiordo di Tromsø, che sembra ammonire gli uomini di tutto il mondo affinché non destinino alle armi le sorti del mondo, perché “umiles laborant ubi potentes dissident” (Fedro – se i potenti sono in discordia, i deboli soffrono le conseguenze).

Monumento alla Tirpitz

Monumento alla Tirpitz (costituito da una parte della murata della corazzata e da una targa-ricordo) a Sørbotn