Il mistero di “Malafemmena”

“Malafemmena”, la controversa canzone di Antonio de Curtis, in arte “Totò”, fu scritta nel 1951. Fu presentata al concorso tutto napoletano di Piedigrotta.

L’incisione è dovuta a Mario Abbate (disco Vis Radio). Giacomo Rondinella ne “esaltò” la qualità poetico-canora e la condusse a un insospettabile successo, visto che era considerata una “canzonetta”.

Eppure la “canzonetta”, come tante “canzonette” racchiudeva in sé l’equivoco, il mistero e la sorpresa finale.

Per certi versi, anche “Papaveri e Papere” (resa celebre per l’ugola cristallina di Nilla Pizzi) risalente ai primi Anni Cinquanta (1953), era una “canzonetta” e, per giunta, per bambini; mentre, in effetti, soggetta a primitiva censura, investiva nel campo della discussa e inquietante vicenda di Wilma Montesi, l’attrice trovata misteriosamente morta a Tor Vajanica, nella cui vicenda furono coinvolti importanti esponenti politici e loro familiari (ad esempio, il figlio di Attilio Piccioni, esponente di spicco della DC).

“Malafemmena” conquista nel 1956 anche la cinematografia con l’interpretazione di Teddy Reno in “Totò, Peppino e la malafemmina”, opera di Camillo Mastrocinque.

…ma a chi è dedicata “Malafemmena”? Forse alla conturbante attrice Silvana Pampanini, che vedeva in Totò più un padre che un amante?… La conoscenza dell’attrice avviene sul set di “47 morto che parla”, durante la cui “gestazione” Silvana Pampanini rifiuta le offerte d’amore e il serrato corteggiamento di Totò.

I versi dialettali della poesia sono struggenti, romantici e “imploranti” e nascondono una velata tristezza “andalusa-napoletana”.

In cuor suo, forse Totò, nello stendere i versi della poesia ha pensato alla bella Silvana, per quella tendenza tutta “maschile e maschilista” che vuole fondere in un unico soggetto due soggetti diversi.

Il mistero “archeologico-sentimentale” lo svela la figlia del celebre attore, Liliana de Curtis, la quale afferma che “Malafemmena” fosse dedicata alla madre, come si desume dalla dedica “A Diana”.

Diana Bandini Lucchesini Rogliani, moglie separata di Totò avrebbe concordato con il marito di convivere “ugualmente” sotto lo stesso tetto, fino a quando la figlia Liliana fosse giunta al diciottesimo anno, che all’epoca non era la maggiore età (21).

… e siccome “non omnia promissa servanda sunt”, stanca delle fughe romantiche del marito separato e della assurda situazione di sudditanza psicologica, Diana decide di fuggire per sempre, sposando l’Avvocato Michele Tufaroli.

“Malafemmena” è l’ex-moglie, dunque, ma, forse, come detto, anche uno “spaccato” di Silvana Pampanini.

Come in alcune tragedie greco-classiche l’io e il tu si fondono in un soggetto che “rilutta” e “accetta” il fato e il destino, per poi ribellarsi “inutilmente” a entrambi.

…come ogni opera d’arte, “Malafemmena” può recitare “…ma il mio mistero è chiuso in me – il nome mio nessun saprà”, parafrasi di “Nessun Dorma” della celebre Turandot di Giacomo Puccini.

Eliano Bellanova