20-9-1870: 150 anni fa Porta Pia

Il 7 febbraio 1878 Pio IX passava a miglior vita. Colui che aveva alimentato le speranze dei “risorgimentalisti” italiani lasciava la terra e l’Urbe, ridotta per lui alla sola Città del Vaticano, per passare il soglio di Pietro nell’aldià, dopo avere varcato nel “di qua” quello terreno.
Il trasferimento delle spoglie mortali alla tomba di San Lorenzo avviene il 13 luglio 1881. Perché?…
… la Roma post-papale è percorsa da agitazioni politiche, fremiti rivoluzionari, riunioni massoniche scandite dalla ricompattata e pur litigiosa nobiltà capitolina, che attira intorno a sé la borghesia imprenditoriale e perfino parte della “scadente” o “decaduta” nobiltà ecclesiastica, di cappa e spada.
Le famiglie che si erano conteso il soglio pontificio all’epoca del potere temporale, ora prendono il “traghetto morale” per impossessarsi della gestione politica della città. Molti di loro restano dietro le quinte, demandando il potere a comparse che eseguono gli “ordini” di scuderia. Altri, invece, affrontano i consensi e i dissensi delle plebi e recitano la parte di attori protagonisti.
Roma aveva pagato a caro prezzo le simpatie espresse per la Repubblica Romana, sebbene di “romano” tale Repubblica avesse ben poco.
Otto anni prima del suo trasferimento nell’alto dei cieli, Pio IX aveva subito l’onta della Presa di Porta Pia, dalla cui celebre breccia l’Esercito Regio era passato per porre fine al secolare potere temporale dei Papi. I precedenti tentativi erano stati frustrati per l’opposizione delle potenze cattoliche, particolarmente la Francia.
Tuttavia proprio la Francia di Napoleone III nel 1870 deve fronteggiare un “cattivo cliente”, uso alle maniere forti, che si chiama Prussia. La Prussia nella Battaglia di Sadowa nel 1866 aveva ridimensionato i sogni di grandezza dell’Impero Austriaco, avviandosi a una politica di uber alles, che sarebbe durata fino al 1945, con il tracollo della Germania di Hitler.
La Prussia medesima nel 1870 batte a Sédan (a poca distanza da Waterloo, dove Napoleone I era stato sconfitto nel 1815) le truppe di Napoleone III, inaugurando nel 1871 l’Impero Germanico, sotto la dinastia Hohenzollern.
Il Regno d’Italia si sente libero di agire per conquistare Roma e farne la Capitale del giovane Regno sorto nel 1861. Non sembrando Torino e Firenze (si era candidata anche Bologna), le città adatte al neonato Stato unitario, si individua in Roma la Capitale.
Per questo il 20 settembre 1870 le truppe regie sotto il comando del Generale Raffaele Cadorna compiono il grande passo di “assalire” Roma. Esse sono composte dal 4° Corpo dell’Esercito Italiano, in totale 6 Divisioni di fanteria , un’unità di riserva e un’unità di artiglieria munita di mezzi di assedio, consistenti in 50 mila uomini. A costoro si oppongono 15 mila soldati pontifici (3 Reggimenti di zuavi e fanteria, 1 Reggimento di carabinieri, la Legione di Antibo, 1 Reggimento di Dragoni, 1 Reggimento di artiglieria, 2 Compagnie del genio, muniti di 160 pezzi di artiglieria).
Dopo avere inutilmente intimato la resa, in seguito al trasferimento in patria delle truppe francesi, Cadorna la mattina del 20 settembre impartisce l’ordine di attacco, utilizzando due Divisioni: la undicesima e la dodicesima. Dislocate sulle Vie Salaria e Nomentana, adoperano l’artiglieria d’attacco aprendo una breccia di circa 30 metri nelle mura collocate fra Porta Salaria e Porta Pia (la più danneggiata, che dà il nome all’azione bellica). Il 12° Battaglione bersaglieri è il primo a varcare Porta Pia ed è quello riportato nel celebre quadro.
Le perdite sono contenute in poche centinaia di uomini. L’Esercito pontificio, guidato dal Generale Kanzler, è composto prevalentemente da mercenari di diverse nazionalità.
La resa ufficiale ha luogo il 21, alle ore 7 del mattino, quando le truppe papali abbandonano l’Urbe con l’onore delle armi.
Raffaele Cadorna affermerà che, dopo una primitiva resistenza avversaria, la resa si era manifestata scontata.
Segue il 2 ottobre il plebiscito che assicura il Lazio al Regno, con Roma Capitale. Tuttavia la “cosa” goderà dei crismi della regolarità con la “Legge delle Guarentigie” del successivo 13 maggio 1871, mentre il Re Vittorio Emanuele II prenderà possesso del Quirinale soltanto il 2 luglio 1871.
Al Papa sarà riservata la Città del Vaticano. Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti (contro il cui feretro si era scagliata la folla atea e anticlericale romana) opporrà il suo diniego, aprendo una “querelle” che si salderà soltanto l’11 febbraio 1929 con i Patti del Laterano, promossi dal Capo del Governo Benito Mussolini e concordati con Papa Pio XI, al secolo Achille Ratti, assistito dal Segretario di Stato Pietro Gasparri e dall’Avvocato della Santa Sede Giuseppe Pacelli, fratello di Eugenio che diviene Papa con il nome di Pio XII il 2 marzo 1939, quando “aleggiano” già i venti della Seconda Guerra Mondiale, che sarà dichiarata il successivo settembre.
Il 20 Settembre diverrà festa nazionale per essere abolita sotto il Fascismo. Tuttavia Roma Capitale diverrà motivo prima di orgoglio, poi di nazionalismo e infine di imperialismo, allorquando Benito Mussolini asserirà trionfalmente che “l’Impero risorge sui colli fatali di Roma”, in seguito alla conquista dell’Etiopia nel 1936.
Oggi della Roma Imperiale del Grande Impero e di quello voluto da Benito Mussolini resta il ricordo di una storia in parte ancora da scrivere…

Eliano Bellanova