La Società e il Costume

di Caterina Sollazzo.

Un uomo in cerca di pace

“Sono state sufficienti due settimane per lasciargli volontariamente il controllo totale delle mie decisioni. Arriva all’improvviso! Qualcuno direbbe…“come un colpo di pistola”.

Chi non ha vissuto questo tipo di esperienza, non può comprendere.

Amare è la cosa più bella che può accadere nel percorso di un essere umano. Però… bisogna essere coscienti che ha anche una parte cattiva, famelica, che ti ammalia e ti offusca la vista.

Il lato oscuro dell’amore affattua, rapisce e ti divora dal didentro, si manifesta adoperando costantemente arcani e mirati stratagemmi.

Con me, ha dato inizio ad un loop, costante, infinito; la visione delle sue spalle nude e mani…non le mie, che la stringono, che colpo dopo colpo, le fanno venire fuori tutto il piacere che ha dovuto soffocare con me. Mi sono sentito come su di una lunga distesa di ghiaccio, chilometri di nulla, il silenzio di un immenso spazio aperto, isolato con il tuo dolore, che diventa sempre più pesante. Cedono le fondamenta, il pavimento ghiacciato inizia ad avere le prime crepe, la base di appoggio vacilla, inizia a sgretolarsi e non c’è appiglio nel vuoto, nulla a cui sorreggersi.

Tutto questo ti prosciuga, inaridisce, come tutto ciò che ti circonda,le tue convinzioni vengono devastate, sei stato ferito, fa male, tanto d’arrivare alla convinzione di poter morire, un dono pregiato che ti è negato.

Fa la sua comparsa, dal momento che si presenta, inizia a nutrirsi e diventare più grande, tanto da occupare il posto che un tempo era il tuo. Quello che veniva decantato come amore diventa avversione, cattiveria, il tutto condito con dell’acida salsa al sapore di delusione, mentre l’unico appiglio che ti può dare sollievo diventa l’odio, la vendetta, questo è quello che ho provato quando ho scoperto il suo tradimento”.

Eravamo seduti uno di fronte all’altra, sotto una tenda multicolore che copriva dai raggi del sole, posta accanto ad un grande albero, seduti su un mare di cuscini colorati, tutto intorno un giardino di pace.

Mi guardava con quel sorrisetto che si fa quando un bambino dice una cazzata e tu non puoi fargliela pesare, perché è piccolo, ancora non comprende, mentre con le dita, faceva roteare un piccolo ventaglio di carta che esprimeva un modesto “ti farò dono della consapevolezza figliolo”. Aveva un aspetto benevolo e curato, nel mio percorso verso la redenzione non potevo non passare da qui, volevo capire, non era rimasto che lui, l’unico che avrebbe potuto dare fine a quell’ultimo tarlo che mi divorava dall’interno. Ero pronto a ricevere una risposta.

“Odio e vendetta, per un errato senso di proprietà… tutti noi siamo prigionieri di una azzardata convinzione. Il sentimento dell’amore non ufficializza nessun tacito accordo tra le parti coinvolte, il mio? Non esiste! L’appartenenza a qualcuno? Non esiste! L’essere di proprietà? Non esiste! Atteggiamento di cui tanti sono schiavi, da noi …se vuole, può essere guidato verso un percorso dove abbandonerà completamente il concetto del mio, verrà liberato dal peso di quelle catene che da troppi anni porta con sé. Abbiamo molti percorsi che le potrebbero essere di aiuto, il suo disagio sull’aver appagato o meno sua moglie, quel senso di frustrazione che le si adagia addosso come un pesante tessuto, saranno chiusi nello scrigno dei ricordi perduti. Vi aiuteremo a raggiungere una consapevolezza maggiore del corpo e di quanta energia e piacere può sprigionare. L’aiuteremo a comprendere che la delusione è solo un eccesso di aspettativa

“Ed ciò che mi ha portato fino a qui, volevo una risposta e lei ha già iniziato ad allentare la morsa di quelle catene così pesanti, mentre del greve tessuto non avverto presenza.

Mia moglie mi ha ossessionato con la questione dell’essere possessivo, conoscenza delle nostre capacità ed altre pratiche affini, fino all’ultimo. Io non sono stato capace di perdonarle nulla.

Nella mia mente c’erano solo le mani che toccavano mia moglie, mani che finalmente posso vedere dal vivo e che hanno un volto. Le posso dire una cosa che parte dal profondo?”

“Certamente”

“Grazie, finalmente sarò libero”

Estrassi la pistola e la puntai in direzione del suo volto, non capiva, sembrava spaesato, allora io, gli feci quel sorrisetto che si fa quando un bambino dice una cazzata e tu non puoi fargliela pesare, gli dissi “Addio tarlo!!!” e premetti due volte il grilletto. Ad un tratto tutto fu più sereno, quel senso di tradimento svanito, la pace che tanto ho cercato finalmente era giunta.